Farinam et ova ad faciendum rafiolos.
A Bergamo i primati non bastano mai! La cinta muraria veneziana Patrimonio dell’Umanità UNESCO, il riconoscimento come UNESCO Creative City of Gastronomy dal 2019, grazie al suo straordinario patrimonio caseario e alla produzione di ben 9 formaggi a Denominazione di Origine Protetta, che la rendono la European Cheese Capital.
Non manca poi la leggenda dei World Guinness Records legati agli abbracci più lunghi in staffetta e di coppia.
E parlando di pasta – ingrediente essenziale dell’enogastronomia lombarda – Bergamo può vantare un primato unico: qui è stata documentata la presenza del raviolo più antico d’Europa, il rafiolo di Sant’Alessandro, risalente a una pergamena del 1187, anni prima delle prime testimonianze canoniche di pasta ripiena
Non solo casoncelli e scarpinocc, quindi. La new entry del nostro menù è un golosissimo raviolo che veniva preparato nella parrocchia di Sant’Alessandro, un tempo collocata in Città Alta presso la Porta dedicata al santo e ricordata, oggi, da una colonna.
Che dire – tra rafiolo e stracciatella, questa zona ha tutte le carte in regola per diventare il nuovo riferimento dei buongustai.
Ma quando nasce esattamente il rafiolo di Sant’Alessandro?
Se la prima notizia dei casoncelli risale al 13 maggio 1386, il documento ritrovato pochi mesi fa dalla giornalista enogastronomica Silvia Tropea Montagnosi presso l’Archivio Storico Diocesano di Bergamo colloca il rafiolo almeno 200 anni prima, nel 1187. La pergamena tramanda il verbale di un processo tenutosi a Bergamo per volontà di Papa Urbano III: un “volontario” della Parrocchia di Sant’Alessandro, tale Avostano, ci racconta che era consuetudine confezionare i rafioli con ingredienti donati dal Vescovo.
Consuetudine, quindi tradizione. Il rafiolo è ancora più antico di quel che il documento farebbe supporre e riscrive la storia della pasta ripiena, prima condotta dalla cronaca di Frate Salimbene de Adam da Parma coi suoi “ravioli sine crusta di pasta” (1284).
“[…] multones et vinum et panem et farinam et ova ad faciendum rafiolos et piper et salem et ligna.”
Ovvero: “montoni e vino e pane e farina e uova per fare ravioli e pepe e sale e legna”. Nonostante i danni del tempo, la pergamena ci lascia l’elenco preciso degli ingredienti per il piatto, che veniva offerto nei giorni dopo Pasqua. Con “montoni” si intende carne ovina, forse brasata con spezie o arrostita, mentre la pasta era chiaramente all’uovo.
Gli ingredienti citati dal cronista medievale sono stati subito ripresi da alcuni ristoratori bergamaschi, che hanno voluto ridar vita al rafiolo durante l’evento “De Casoncello”.
L’evento celebra ogni anno le paste ripiene bergamasche, dai casoncelli ai capel de monega, passando per scarpinocc, creste scalvine, ravioli col brasato di Covo e bertù.
Che aspetti a unirti al banchetto? La kermesse culinaria si svolge solitamente a metà maggio, nel pieno della primavera bergamasca. Controlla sul nostro sito le date, ti aspettiamo.